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Solaria
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mwbgmwbwSolaria era una mwcarivista fondata a mwcqFirenze nel mwcg1926 da mwcwAlberto Carocci che aveva come condirettori, in tempi differenti, mwdaGiansiro Ferrata e mwdqAlessandro Bonsanti.

Contents

Storia
Note

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Storia

Il gruppo dei fondatori comprendeva mweqEugenio Montale, mwegLeone Ginzburg, mwewAldo Garosci, mwfaGuglielmo Alberti, mwfqGiacomo Debenedetti, mwfgMario Gromo, mwfwUmberto Morra di Lavriano e mwgaSergio Solmi. Ad essi si affiancarono altri intellettuali, provenienti dalla rivista «mwgqLa Ronda» (1919-1923): mwggRiccardo Bacchelli e mwgwAntonio Baldini, insieme agli stilisti lirici più giovani, come mwhgBonaventura Tecchi, mwhwArturo Loria, mwiaAlessandro Bonsanti che introdusse in Solaria il suo amico critico e scrittore mwiqSilvio Guarnieri. I due gruppi professavano visioni diverse del ruolo della letteratura nella società contemporanea: i "solariani", riprendendo lo spirito intransigente di mwigGobetti, dichiarano un diverso impegno di "denuncia moralistica ideologicamente caratterizzata" nei confronti della realtà contemporanea, rivendicando quindi l'importanza della partecipazione politica degli intellettuali a fronte della situazione contemporanea. I "rondisti", invece, erano convinti di poter realizzare una civiltà letteraria autonoma al di fuori dei compromessi politici. Tra i collaboratori della rivista, in posizione problematica, comparve anche mwiwCarlo Emilio Gadda.

Nel corsivo di apertura del primo numero uscito nel gennaio del 1926 compare una premessa non programmatica.

Non manca comunque una linea che caratterizza l'attività della rivista che consiste nella battaglia per il collegamento con le grandi esperienze letterarie europee, in special modo costituito dai contributi di mwjgArturo Loria, mwjwNino Frank e mwkaLeo Ferrero, quest'ultimo corrispondente fino al 1933 da mwkqParigi e mwkgYale.

Dichiarazione

"Solaria nasce senza un programma preciso e con qualche non spregevole eredità. Forse l'una e l'altra debbono considerarsi di buon augurio in un momento sazio e invero poco nostalgico di rivoluzioni (...)".

"NON SIAMO IDOLATRI DI STILISMI E PURISMI ESAGERATI e se tra noi qualcuno sacrifica il bel ritmo e magari la proprietà del linguaggio nel tentativo di dare fiato a un'arte singolarmente drammatica e umana gli perdoniamo in anticipo con passione. Per noi, insomma, Dostojevskij è un grande scrittore. Ma non perdoneremo nemmeno ai fraterni ospiti le licenze che non siano pienamente giustificate e in questo CI SENTIAMO RONDESCHI".

"SENZA PRECISO PROGRAMMA ma con una coscienza di alcuni fondamentali problemi dell'arte che si suppone concorde, ci siamo avvistati nei caffè e concertati alla buona come per vestire una commedia in un teatrino di campagna, ma l'esser qui convenuti da luoghi diversi non deve far credere a nessuno che ogni giorno s'aspetti un treno. Né si giudichi male il nostro tono eventualmente svagato: talvolta uno di noi si porrà a discorrere di argomenti che alcuno suppone invecchiati o di cattivo gusto. Sia cortese il pubblico di volerne ascoltare le parole come le battute d'una commedia e s'accontenti di giudicarci a mano a mano che gli si comporrà nella mente la prospettiva di questa nostra Città ideale".

Verranno fatti conoscere non solo gli autori francesi come già consuetudine, ma anche quelli inglesi (mwlaJoyce, mwlqEliot, mwlgVirginia Woolf), statunitensi (mwlwHemingway, mwmaFaulkner), russi (mwmqMajakovskij, mwmgEsenin, mwmwPasternak) e mitteleuropei (mwnaRilke, mwnqKafka, mwngThomas Mann, mwnwZweig).

Spesso si nota nelle scelte solariane una preferenza per la grande tradizione del mwoqromanzo europeo. Mentre scoprono mwogSvevo e mwowTozzi ai quali vengono dedicati due numeri doppi speciali, rispettivamente nel marzo-aprile mwpa1929 e nel maggio-giugno mwpq1930, essi valorizzano la poesia di mwpgUngaretti, di mwpwMontale e di mwqaSaba e frequentano assiduamente mwqqProust, mwqgValéry, mwqwGide, Rilke e Kafka oltre Joyce ed Eliot.

I solariani sperano in una mwrqEuropa civile capace di arte drammatica e umana proprio nel momento in cui l'Europa vincente dell'universalismo fascista e del mwrgnazismo preparano la propria opera di distruzione.

La rivista venne sottoposta più volte a mwsacensura e gli ultimi numeri di mwsqSolaria mwsg1934 escono con due anni di ritardo nel mwsw1936.

Il n. 2, marzo-aprile 1934 riporta due scritti, mwtqLe figlie del generale di mwtgEnrico Terracini e mwtwIl garofano rosso di mwuaElio Vittorini, che era iniziato a puntate dal febbraio-marzo mwuq1933.

Gli scritti in questione vengono ritenuti offensivi per la morale e il buon costume e, con un decreto prefettizio, il numero 2 della rivista viene sequestrato.

Nel mwva1934 mwvqSolaria terminò le pubblicazioni, sia a causa delle sempre maggiori difficoltà frapposte dalla censura fascista, ma anche per ragioni interne. Infatti, in seguito alla campagna vittoriosa d'Africa, negli anni cosiddetti del consenso, viene a svuotarsi, in termini europeistici, ogni significato d'opposizione al fascismo.

Inoltre il prevalere dei collaboratori "ideologici", come mwvwGiacomo Noventa, mwwaNicola Chiaromonte, mwwqUmberto Morra di Lavriano, su quelli "letterati" provoca una accesa polemica tra i due direttori. Carocci infatti sostiene giunto il momento di trasformare mwwgSolaria in una rivista di idee, come la rivista francese mwwwmwxaEsprit, che fosse capace anche di discutere con il fascismo, mentre Bonsanti conferma la sua idea di pubblicare i prodotti letterari più significativi che pur comprendendo solariani, collaboratori de mwxqmwxgIl Frontespizio, mwxwmwyaPegaso e mwyqmwygPan, rimanesse al di fuori della realtà politica italiana e del fascismo.

Da queste due posizioni ormai inconciliabili vedranno la luce due iniziative editoriali complementari: da una parte mwzamwzqLetteratura di Bonsanti (1937-1947) che si poggerà su una gestione autonoma ed ermetica dello specifico letterario, e dall'altra mwzgmwzwLa riforma letteraria di Carocci e Noventa (1936-1939), che avrà un'impronta filosoficamente e ideologicamente impegnata. Quest'ultima sarà proseguita da mwaamwaqArgomenti (1941), per iniziativa anch'essa di Carocci.

Edizioni di Solaria

Emanazione libraria della rivista furono le Edizioni di Solaria. L'editrice pubblicò opere, in maggioranza narrative, degli autori più rappresentativi della cerchia di letterati (narratori e poeti) che si formò attorno alla rivista.cite-ref-1[1] Pubblicarono la loro opera d'esordio nella collana tre grandi scrittori italiani: mwcaCarlo Emilio Gadda (mwcqLa madonna dei filosofi, 1931), mwcgElio Vittorini (mwcwPiccola borghesia, 1931) e mwdaCesare Pavese (mwdqmwdgLavorare stanca, 1936). Solaria pubblicò inoltre le opere di Alberto Carocci, mwdwUmberto Saba (mweaPreludio e fughe), mweqVieri Nannetti, mwegAlessandro Bonsanti e mwewGiuseppe Raimondi.cite-ref-2[2]

Note

cite-note-11. G. C. Ferretti, G. Iannuzzi, mwhgStorie di uomini e libri, minimum fax, Roma 2014.
cite-note-22. Francesco Giubilei, mwigStrapaese, Odoya 2021, pag. 180.

Voci correlate
Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Solaria, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• Versione digitalizzata di «Solaria» presso l'mwlaUniversità di Trento-Progetto Circe (scorrere l'elenco fino alla lettera "S")

• Progetto Circe, mwlwScheda della rivista

• Russi in Italia, mwmqarticoli tratti da «Solaria» (1928-1934)
• mwmwIndice informatico di «Solaria» (PDF), su circe.lett.unitn.it, tesi di laurea. URL consultato il 20 dicembre 2016.
• Daniela La Penna, Habitus mwnqand Embeddedness in the Florentine Literary Field: The Case of Alberto Carocci (1926–1939), Italian Studies, 73.2 (2018) (mwngversione digitalizzata)